dicembre 5, 2011 § Lascia un commento

Oltre la storia della gallina portata al guinzaglio, proprio in piazza, e del taglio di capelli notturno, eseguito dal compagno di squadra, per permettere a Gigi di giocare. Meroni che intervista Meroni. Como, Genova, Torino.Perché in principio mica lo volevano un beat con i calzettoni abbassati, anche se agile e imprendibile. Bisogna andare oltre a un mucchio di cose per provare a conoscere tutto il Meroni o quegli spunti rimasti, dopo tutti questi anni, ancora questi scampoli di notizie che sembrano arrivare dall’italietta delle cose facili. Un buono e un cattivo, uno che gioca a fare l’artista, un fannullone, uno bravo con il taglio corto e la divisa da una parte. Se sei bravo non hai i capelli i lunghi. La faccia pulita, il barbiere alla domenica. Perché mica siamo nel paese di Best, qua ci vogliono ragazzi a modo. Non i  beatles.  Guardate cosa doveva capitare dritto in nazionale, uno che disegnava i completi a zampa di elefante e portava i bozzetti stravaganti dal sarto, uno che usava stoffe sgargianti  e viveva in una mansarda piena di quadri. Uno che voleva fare anche il pittore. Uno che ha finto di avere una sorella -Vi rendete conto? Lui che assiste al matrimonio di lei, da qualche parte in fondo a una chiesa-  per portarsi in ritiro la fidanzata segreta. Un matrimonio combinato annullato dalla sua bella, tutte quelle prove per finire il suo ritratto a olio, per riuscire a vivere insieme. Lei viene dal mondo dei luna park e lui le porta una rosa al giorno. Essere concubini a fine anni sessanta.  Non venivano mai bene i miei occhi, dice Cristiana Uderstadt. Continuava a fare e cancellare, fare e cancellare. Alla fine non ha fatto in tempo. Fabbri che non lo ama fino in fondo, alcuni lo chiamano lo zingaro. Una rivolta della gente per non passare alla juve, e poi i dribbling alla Meroni, la stampa che spinge sulle sue idee legate all’anarchia. In tutti i documenti si parla con insistenza di finte ubriacanti, gracile di muscoli, forte di idee. Bastano due tocchi per andare in porta. Calcio di secoli passati, non anni.  La triste ironia legata alla sua morte, al ragazzo che guidava la macchina, il futuro presidente del Torino. Un ragazzo che portava la foto di Gigi sul cruscotto.  Corso Re Umberto che si trasforma, l’ambulanza bloccata, la fine del gioco.
Mio padre, da bambina, mi raccontava questa storia mentre  spingeva la forchetta contro la mia faccia per convincermi a mangiare un poco di carne rossa. M’ imboccava piano, nei rari giorni di riposo,  ed era a corto di storie o fantasie di giardini segreti e roseti spinosi, sentieri di brillanti e cancelli di ferro battuto da aprire, a differenza della scarlatta fantasia a disposizione da mia madre. Tutte le volte che penso a Gigi Meroni, penso a una foto che avevo messo dentro al mio armadio, accanto a un poster dall’odore di petrolio del ponte di brooklyn,   preso dal centro di cioè, allargando con una bic le graffette,  e a uno di Madonna in tutina color carne e diamanti finti.
( la frase del giorno)

 

24 maggio 2008

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