la cura segreta di Casal Buraghi (parte seconda)

settembre 4, 2011 § Lascia un commento

Avevo le mani scorticate e un formicolio che pendeva da una spalla, si aggrappava alla schiena e arrivava alle dita. Ero uscita dallo studio del dottor Mainardi senza neanche una ricetta, non un nome di pillola, non una cura. Poichè la nuca è inclinata di sghembo- seguendo l’inclinazione delle travi verniciate di rosso- il viso, il mio viso, è una mezza luna posata sui piedi. Superati, questi ultimi, quasi mangiati dalle punte dei fili verdi. Solo un consiglio, dato dal dottor Mainardi: segui la Forlazzi, questa notte. non posso dirti altro, ma capirai tante cose. La Forlazzi, la prima dell’alfabeto, la terza a partire dalla porta di classe, primo banco, sezione a. Veniva sempre rimandata, due volte bocciata. spesso si faceva trovare nei campi, braghette dimenticate oltre la vita e un fazzoletto in testa. le foto del suo retro erano state esposte in fiera per due anni di seguito, al banco delle uve nuove. aveva un difetto alla gamba, una schiumosità perenne agli angoli della bocca. Ogni cittadina ha il suo spettacolo, curato con curiosità, coltivato secondo le regole dei saggi. ogni villaggio ha la sua Forlazzi. Alcuni raccontavano di nascite sotto le fontane dei castelli Buseti, altri parlavano di ritardo mentale lieve, altri ancora di semplice noncuranza. Era sola nello studio del dottore. aveva le mani chiuse a pugno, ma senza tensione. potevano contenere lucciole o dentini di puzzola. bisognava scartare le altre ipotesi dopo qualche secondo per non sentirsi travolgere dai sensi di colpa. Aveva i suoi segreti e i suoi vestiti senza forma. Il viso del dottor Mainardi diventava più sereno quando parlava di lei. La luce non esiste più, oppure se esiste è diventata pericolosa. io ho una strana tendenza a non vedere il pericolo, a cancellare le possibilità. riconosco il potenziale ma non mi curo dei sentieri sconosciuti. Il sole è stato mangiato dalle fronde, come i miei piedi, mangiucchiati dalle erbe. o erano solo ombre?. I campi sono aperti, ora a forma di esagono, ora a moda ottagonale. In questo punto il presente si mescola al passato. oltre ai problemi di orientamento nello spazio, tocca stabilire l’ordine reale e i tempi. una particolare cura è da affidare al grado di frescura dell’altipiano e alla consistenza della barba del dottor Mainardi. bisognerà chiedere informazioni alla Forlazzi o alla narratrice, su questo ultimo, malizioso particolare?. Avevo chiuso la finestra alle sue spalle, quella sopra alla scaffalatura con i vasetti trasparenti, colmi di liquido gelatinoso. Lo spostamento della sedia aveva prodotto un suono vibrante. non quel capriccio di gesso sulla lavagna, no. dovrebbe entrare in scena dell’acqua, per permettere una totale comprensione. Le mie mani erano sempre aderenti al vestito. potevo fare tutti i movimenti del mondo, il risultato sempre il solito: una compostezza irritante. – ho freddo, gli alberi si muovono e la frescura è esagerata -per forza di cose, è naturale. hai sempre freddo, sei una donna. ( utilizzò la parola femmina, al posto della parola donna? non ricordo). Ai fianchi del sentiero, la notte diventava intera e il canto dei grilli assordante. Sebbene la varietà sia totale, ora gli animaletti producono un tubo monocolore, una fascia-suono monotona, senza alcuna sfumatura. può essere eterna, può essere iniziata ora e durare per sempre. In questo punto, in questo punto esatto, la luce scura è scaraventata da onde verdi. ma non si tratta di luce, è solo uno scuro con più respiro. il verde, invece, è un vero verde. con tutte le caratteristiche del verde. le sue regole e le sue bellezze. Parlo del verde foresta, quello dei sottobarattoli delle mentine al tabacco. avete presente le scatoline di latta plastificate nel cuore?. Un ciuffo strabordante di alberi indica la parte più elevata di Casal Buraghi. E’ situato all’incrocio di un appezzamento rettangolare perfettamente steso, sdraiato sulla vecchia ferrovia. quella mai stata utilizzata. Il limite ovest è costellato da sputi di fogliame fresco, umido e molle. Il paesaggio ora, diventa un nulla. in questo posto è possibile veder spuntare una fioritura nera. intorno al vecchio pozzo, grossi fiori dai petali obesi, di velluto nerissimo. la fioritura anomala è mescolata a piccoli pezzi di carbone e a lunghe stecche di carrube selvatiche. Il cancello lucido, stranamente ben curato, rivestito da un curioso strato di simil-pelle, mostra un divieto di escursione anomalo, privo di timbri comunali: un teschio disegnato a matita. una miniaturina dettagliata, un lavoro di precisione, stemperato a piccoli tratti. sulla mia testa vedo una torcia, sorretta da un ramo. miracolosamente accesa. perfettamente accesa. Benvenuti a Casal Buraghi.

17 giugno 2006

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la cura segreta di Casal Buraghi (parte prima)

settembre 3, 2011 § Lascia un commento

-Hai guardato per bene la Forlazzi? è seduta nella sala, con la schiena dritta e la bocca a tortellino, prima era nella sedia vicino ai narcisi, hai guardato per bene la sua faccia?. -Senta dottore, ha una medicina efficace da darmi? vede, io amo parlare delle ombre vaghe di quei fiori selvatici. del modo artificioso utilizzato dai petali per creare figure destinate allo svago degli insetti, come antichi danzatori messicani, e le api, ferme, immobili, sulle poltroncine di velluto, come a teatro. non è incredibile?. Le corolle spaventate, utilizzate come cappuccio di protezione. adoro i gambi miracolosamente color zafferano e le puntine verdi, da far seccare intorno alla corteccia di quercia, fino a ricavarne, movimento di mano dopo battito di polso e sudore di ciglia, originali sottopentole dal melodioso aspetto. dottore, vede, io amo tutto questo ma sono venuta qui per i miei problemi di salute, sono certa di non risultare scortese nel dirigere il discorso altrove. Il dottor Mainardi ha uno studio verde, rimane incastrato oltre la case del sette, ma appena superato il cancello dei Dantegni, si deve prendere il trenino in direzione Casal Buraghi e fare attenzione alle serpi che costeggiano il fiumiciattolo nodoso, così stretto e baciato da rami in fiocchi stilizzati e geometrici da ricordare certe tavole di educazione tecnica, con quelle curve fatte con le matite a mina e le squadre spuntate. il paesaggio davanti alla casupola di legno del dottor Mainardi diventa qualche rigo di terza ragioneria, fino a slegarsi sulla porta e sul suo pedanino, con il profilo di un piccolo abete con la bocca e i denti. Quella porzione di bosco è così semplificata e attorcigliata al tempo stesso, da diventare astratta, casomai inesistente. prolungamento di fili verdi su rette parallele, ellissi di sasso e bastoni a raggio. la gioia di quel pittore fissato con la scomposizione dell’albero, a pensarci bene.

12 giugno 2006

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