dicembre 7, 2011 § Lascia un commento

d’accordo. L’undici luglio è il tuo compleanno. Non può darsi però che ti abbiano indicato una data falsa per… per depistarti? Può essere accaduto questo. Così come il padre di Lady Oscar voleva un figlio maschio e quando vide che non c’era niente di maschio nel cosino che sbraitava nella culla, subito lo avvolse in un mantellino da cavaliere, gli mise minicalzoni e una microgiubba militareschi, stivali con speroni e un cinturone da cui spuntava l’elsa del fioretto, un fiorettino non più lungo di uno stecchetto, i tuoi, che avrebbero voluto una bambina autunnale, ti colorarono delle tinte d’ottobre e… e ti insegnarono a nutrirti di bacche che maturano in ottobre e a profumare come la pioggia d’ottobre e la terra rivoltata in ottobre e le mele del trentino e a imitare lo zirlio del tordo d’ottobre e poi, sì, ti diedero anche il taglio d’occhi ottobrino. Si vede anche adesso che hai il taglio d’occhi autunnale insieme alle gote melinde. Perciò io mi confondo sempre e quando arriva luglio penso che potresti essere nata tu ma subito scaccio con sdegno il pensiero al ricordo dei tuoi capelli arborei sotto la cui coltre radicale crescono funghi e tartufi.

Mi risulta assurdamente naturale pensare che compi gli anni a ottobre. Ma, se anche il tuo pc è rotto e questo indirizzo di posta non conduce a te ma porta ad un capanno di bracconieri nella taiga, ti faccio i più innaturali auguri di luglio, ti stringo forte e accarezzo l’idea di rivederti un giorno per abbracciarti veramente

[Dalla lettera di Carlo]

Sono nata in luglio, solo in luglio. Non una volta di più. Ho detto a tutti di essere nata più volte. Dopo piccole morti invisibili ai più. Succede alle persone silenziose, quelle che non si lamentano mai e finiscono col fare i gavettoni con i polmoni quando si ricordano di respirare. così ogni volta si schiantano sui marciapiedi e si devono ricostruire nuove gambe, nuove mani, nuovi nomi. Mentivo. Mi chiamo sempre allo stesso modo, con un nome greco da fondazione di stirpe e da giardino paludoso. Non sono mai morta e sono sempre silenziosa. Fra tutti i nomi sceglierei di nuovo il mio. Sono nata in estate, non potevo nascere in altre stagioni. Non può succedere niente di male in estate. Non te lo posso promettere ma posso vederlo. Mi fecero nascere in estate per via di quei pomeriggi infiniti dell’infanzia, per via di quelle ore rallentate fino al tramonto, quelle ore che sanno di giochi senza fine e senza cena. Sapevano del mio bisogno di indolenza estiva fin dalla nascita, sapevano di questa mia urgenza, nutriente più del latte. Mi fecero nascere in estate per via dei bagni in mare, per via del colore bianco sulla pelle abbronzata, per via dei campeggi verso sera, della bicicletta azzurra con l’adesivo di creamy, della musica sul tagadà, dei tavoli da giardino in plastica, del senso di vuoto dopo l’ultimo giorno di scuola. Sapevano del mio bisogno di spazio bianco e azzurrino chiaro fra gli occhi, di luce piatta frantumata sui muri degli stabilimenti balneari. Sapevano della mia tendenza alla malinconia e alla santificazione del passato. Sono nata in luglio per una volontà precisa, per quel suo essere in mezzo. Fra le grandi partenze e le grandi aspettative. Le cose maturano in luglio, a giugno ci pensi, ad agosto forse le vivi, ma nel bel mezzo di luglio si sente il rumore della matita ben temperata sul foglio ruvido.

Le rivoluzioni migliori nascono in luglio, Lady Oscar lo sa. Nascono col caldo che goccia sui gomiti e sulle mani armate. ( agosto non è mai così caldo, agosto si esalta con la forza del nome *estate*, ma è un ruggito nato già stanco)

A pensarci bene, luglio, è anche il nome più bello da pronunciare. Tondo, di pompelmi e lamponi, cartoline con i saluti scritti a caratteri pieni. Non bugiardo, come giugno. Sono pur sempre estate, estate di granite imperfette, telefonate mute, lenzuola bianche in case dai muri spessi, ciabatte di gomma che sembrano  meduse ( con quel rumore di plastica sgniff sgniff), pirite nei capelli dei miei antenati, svenimenti, oh amore finalmente ci sei, ma io sbaglio sempre tutto, veramente vuoi rischiare?, sabbia fra le pagine dei libri, sabbia finita dentro i miei occhi. l’odore dei giornali è diverso in estate, colpa della crema solare che cancella gli articoli di stampa rosa, proprio l’impronta del pollice, sui lati. Ma non lo vedi come sono estate? Prova a dirlo, estate. Estate di balconi e repliche di film a tarda notte, estate di sms e frigorifero sempre aperto, latteementa, metatarso, lanzarote, gin lemon, Vietnam, marica, samoa.

26 luglio 2010

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