Riuscì a catturare vascelli nelle acque più lontane, visitò i mari e le isole più segrete, rimase a lungo sotto l’incanto delle Encantadas, e finalmente esalò valorosamente l’anima, combattendo contro due fregate inglesi nel porto di Valparaiso. (La fregata e il vascello fantasma, Melville)

dicembre 7, 2011 § Lascia un commento

Primo bozzetto: Dice che ci vuole il senso della misura, tre aghi di differenti grandezze, una stoffa ruvida di colore bianco sporco. Se hai paura di nuotare nell’acqua alta non puoi sentire il pavimento vuoto sotto i tuoi piedi, non puoi guardare i metri e metri di verde blu luce che separano le tue unghie dal fondale. A me piace quel cubo fatto di acqua, mi piace sapere che lo spazio fra i miei piedi e il fondo è immenso. In mare mi piace sentirmi piccola, mi piace essere considerata niente. Alga, mollusco, guscio.
Secondo bozzetto: Dice che devi andarci con qualcuno del posto, qualcuno in grado di parlare la loro lingua dura. Non devi pensare ai buchi nelle case e ai cartelli con la scritta –attenzione, mine antiuomo-, devi fare finta di niente e perderti nella zona turca. Così piena, così profumata. Così colma di distrazioni. (non è vero, lei non dice la verità). Colmo, pieno, vivo. Odio usare queste parole, mi ricordano quei quadernini così pieni di buoni sentimenti, qualcosa di pubblicabile a puntate. Nulla dovrebbe essere pubblicato a puntate. Dovrebbero vendere libri da portare sulla schiena, il peso delle loro pagine dovrebbe essere ostacolo. La gente dovrebbe uscire dalle librerie distrutta, dovrebbe trascinarsi in casa con un peso gioioso al centro del petto. Dovrebbe pensare per giorni e giorni alla fatica di aprire un nuovo libro. Alla responsabilità di entrare in una storia. ( non è vero, lei non dice la verità). Lui mi ha detto che suo fratello è stato ucciso e il suo corpo riconsegnato alla famiglia dieci anni dopo. È dovuto correre a Sarajevo per fare gli esami, per il riconoscimento. Era suo fratello gemello. Però lui era più attaccato a me, io non ci volevo un gran bene. Era venuto a Milano ed era scappato dopo due settimane, dopo pochi giorni è stato preso da un cecchino. La sua vita era là. E adesso? E adesso? Adesso ci sono tutte queste vecchine che mi insultano con gli occhi e questi posti bellissimi, con la pietra fatta di materia lunare e i ponti che portano dove tu vuoi. Sono stati bravi a costruire i ponti, qui. Hanno dato una partenza comune, ma l’arrivo è sempre inventato. Da una parte all’altra della città ho già fatto il giro del mondo. Guardami, mamma, guardami bene. Adesso sono in una viuzza di un qualsiasi paesino croato. Quasi banale. Ci sono le bandierine rosse e bianche, e tutti questi turisti felici con i panini in mano. Guardami adesso, sono nella zona musulmana. È tutto giallo, bianco, rumoroso. Lo so, sei come me. Ti piace la zona azzurra, quanta fatica per entrare nella zona azzurra, mamma. Non mi vogliono proprio far vedere le loro case rocciose, fanno di tutto per spingermi via. Non ci riescono mai. (lo sai, amo quella gente con la forza di certi pregiudizi al contrario. È amore bambino, forse sciocco).
Terzo bozzetto: Non te ne parlerò mai. Ti dirò solo che quando parla lo capisco poco. Ha una pessima pronuncia francese, e io mi ostino a non imparare l’inglese. Dice oui in modo secco. Nessuno al mondo ha mai detto oui in modo così rigido. Quando lo dice sono mitra caricati di sale. Ha gli occhi verdissimi e un conto in sospeso con la Serbia. Dice che non ne vuole parlare ma ogni tanto l’argomento esce da solo. Allora inizia a fare nomi di politici locali, colonnelli, gente morta nell’indifferenza del nostro paese. Io provo a ricordare quei nomi,a memorizzare. Poi lui mi dice che non conta niente e inizia a parlare dei campi dietro casa sua, delle turiste slovene, dei dolci tradizionali. Corre fortissimo e conosce pezzi di spiaggia che ancora non ha mai visto nessuno. Nessuno tranne lui.
Quarto bozzetto: Nella curva che porta al market Konzum ci sono dei ganci. Ti devi aggrappare lì, ai ferri tondi che spuntano dal prato, dall’aiuola. Lo capisci dopo, dopo essere stata spinta dalla bora. Lo capisci dopo aver fatto due passi due dritta nella strada, in curva. Allora quelle –chiamiamole asole, fammi un favore- non ti sembrano più sculture. Ci devi mettere le mani, ti ci devi aggrappare. Dice che in inverno su quel ponte le macchine vengono ribaltate dal vento. In estate no, solo le persone. Nell’alfabeto glagolitico la mia iniziale ha la forma di un omino senza senza testa, mani e gambe aperte. Mislete, in antico slavo, è una parola bellissima. La esse invece ha la forma di albero, slovo, slovo. Ot, è una pallina da tennis. Gli uscocchi erano guerrieri meravigliosi. Se leggi la loro storia inizi a volerci un gran bene, inizi a tifare per loro, lassù a Senj, circondati dal vento. Colpiti da quegli egoisti dei veneziani, da tutti quei turchi. Minuccio dice: Sembra che venti, mare e il diavolo stesso erano i loro complici. Nessuno poteva battere gli uscocchi nelle loro terre. Da wiki: Un tipico esempio lo si poteva osservare di frequente fino a non molti anni fa al Villaggio del Pescatore, nel comune di Duino Aurisina (TS), area sensibile alle invasioni dei corsari durante tutto il XVI secolo: nelle notti più serene, al sorgere di Betelgeuse, si esorcizzava l’arrivo dei pirati (evidentemente artefici di una notevole razzia proprio in concomitanza col sorgere dell’astro di Orione) accendendo quattro grandi torce, che venivano portate per le strade del paese urlando proprio il nome dei corsari di Segna. Come molte tradizioni popolari anche questa è andata in disuso; tuttavia ancora oggi è possibile sentire urlare il nome degli Uscocchi in sporadiche occasioni, anche se le luci delle torce sono state sostituite da quelle dei fari delle automobili o delle pile elettriche. Durante l’impresa di Fiume, Gabriele D’Annunzio inquadrò alcuni dei suoi uomini in veloci unità navali. Esse garantivano rifornimenti ai legionari di Ronchi (poi Ronchi dei Legionari) con azioni di razzia verso il naviglio straniero che incappava nelle loro incursioni. La fine cultura adriatica, vanto di D’Annunzio, battezzò anche questi uomini uscocchi, in ossequio ad una continuità ideale con i romantici corsari d’altri tempi. Quarto bozzetto: ho dormito in cima a un tetto. Non era mai successo.
Quinto bozzetto: Il Biokovo ti segue sempre. il gigante di pietra finisci col vederlo sempre. anche in spiaggia, anche dentro al mare. Il Biokovo è una grande linea infinita che percorre la spiaggia di 3 km, il passaggio pedonale, i campi da tennis, i campi da calcio, i bar, le bambine venditrici di conchiglie, le vecchiette venditrici di fichi e olio abbronzante. Tucepi è alberghi anni sessanta, tutto sembra nuovo eppure ha il sapore del vecchio. Gli ombrelloni sono incastrati nella roccia, se guardi bene, se guardi in alto. Sembra quasi casa.

 

5 settembre 2010

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