Scese, evitando di guardarla a lungo, come si fa col sole, ma vedeva lei, come si vede il sole, anche senza guardare (Lev Nikolaevič Tolstoj, Anna Karenina)

dicembre 7, 2011 § Lascia un commento

Cara onda radio,

ho iniziato a sentirti quando non ti sentiva nessuno. Adesso siamo tutti qui, chiusi nei nostri sterminati alloggi vacanze, circondati da vastissimi campi senza montagne. Ti parlano tutti in codice, onda radio. Tutti tranne me. Loro hanno paura. I giornali ci arrivano ogni lunedì mattina. Sono vecchi di mesi, ma cosa ti credi, sappiamo decifrare l’odore delle pagine. L’ho insegnato agli altri, onda radio. Hanno la data cambiata e puzzano di occidente. E’ così che ci dipingete, dunque. Questo pensate di noi bambine di Russia. Ci pensate invidiose dei vostri divani dell’ovest, dei vostri giocattoli di plastica dalle linee arrotondate, dei vostri scaldavivande con i topi e i paperi. Cara onda radio, ho iniziato a sentirti per prima e ora tutti a dirmi che è vietato ascoltarvi. Non capisco neanche le vostre parole, quei suoni di acca aspirata mi si sbriciolano in bocca e mi saltano in aria come biscotti lanciati contro il muro. Cara onda radio, ho detto a tutti che ho solo un radioricevitore. Il radioricevitore sembra più innocente, può solo ricevere e non mandare segnali. Ho detto a tutti che è color muffa, ricoperto da uno strato di unto. Non sanno niente, loro. Non sanno che il mio apparecchio è rosa, rosa come le caramelle degli americani. Quelle che si sono mangiati sulla luna, mentre fingevano di piantare bandiere mosse da una macchina che serve ad asciugare i capelli. Io sarò brava e non dirò niente a nessuno. Non parlerò dello studio televisivo nei pressi di San Pietroburgo, quello con il pavimento a forma di luna. Di come tutti volevano andare a lavorare in quello studio televisivo. Ci riuscì solo la mia zia Katrina, che veniva dalla scuola d’arte e pedagogia di Mosca. Lei che nelle feste ci costruiva cavalli alati di cartapesta grossi come le nostre camere da letto. Cara onda radio, mi fingerò mucca ebete. Non parlerò a nessuno del mio ricetrasmettitore scintillante e del sole che riesce a entrare dal cunicolo numero 77 beta. Ci avete insegnato tutto sull’amore, a noi bambine di Russia. Ci avete addestrate e mandate nel mondo, lo avete fatto a vostro rischio e pericolo. Sapevate della nostra forza e della nostra brutalità. Sapevate dell’effetto dei nostri occhi su tutti quei soldati, sapevate del nostro trucco che ci permetteva di  scambiare il bianco con il nero, a nostro piacimento. Sapevate dei nostri giochi di pupille, dello scambio sapiente fra le nostre pupille e  il nostro bianco. A scuola, ci avete fatto l’esempio dell’uovo. Dovete imparare a scambiare il rosso con il bianco, con un semplice gioco di mano. Non potevate prevedere tutto questo, non potevate prevedere la nostra bravura nell’imparare. Per questo avete provato a rinchiuderci. A rinchiuderci proprio a noi, noi che sappiamo andare a sbattere sotto i treni solo per poi risorgere e farvi vedere i nostri denti di smalto russo perfettamente allineati. Guardate, guardate! Noi bambine russe giochiamo con la tragedia, cadiamo e ci rompiamo le ossa ma le nostre gambe non si sbucciano mai. Ci avete impedito di fissarvi negli occhi,  di fissarvi nei vostri occhi gialli di mostri selvaggi, ma signori, non potevate prevederlo. Non potevate immaginare di perdere gli occhi. Cara onda radio, io e le altre sette bambine di russia non abbiamo età. La nostra pelle non è più capace di invecchiare, ma abbiamo nutrito i nostri tronchi e ci siamo tagliate a metà solo per contare i cerchi. Sono centinaia, onda radio. Siamo tutte vecchissime, più vecchie degli alberi, più vecchie della terra  che avete violentato per costruire le vostre case moderne. Siamo la vastità, nessuno ha più confini di noi. Confiniamo con chiunque, per prendere qualcosa a tutti. Cara onda radio, ci hanno accusato di mestizia, tutto questo senza avere il coraggio di guardare negli occhi la nostra verità.( ma non avete più occhi, non avete più occhi). Ci avete fatto giocare con il sangue, per farci capire il mondo. Poi ci avete messo delle corone più pesanti delle nostre teste , e infine, ci avete accusato di essere regine. Proprio voi, avete osato. Cara onda radio, ho comprato un quaderno nero e ci ho scritto sopra -radioaudizione circolare-. Pregherò per le parole che voi dell’occidente continuate a sbagliare, per il vostro modo di camminare a gambe aperte e per i dispetti modesti che continuate a fare al vostro povero corpo martoriato e alla vostra immaginaria intelligenza. Pregherò anche per le bugie che continuate a raccontarvi, insaziabili di niente. E infine scriverò lettere a tutti i vostri giornali presidenziali, la mia voce sarà bellissima, uscirà dalle radio dei vostri centri commerciali ancora da costruire e voi cadrete a terra, chiedendo perdono alla vostra madre. La vostra madre russia, che ha partorito me per insegnarvi non a vivere ma a brillare. Quel giorno il ceppo finnico si unirà a quello lituano, e i Cazari ci porteranno in dono le loro mantelle di seta. Io tornerò qui, nella mia vastità di pianura insolcabile, solo da qui posso guardare il mondo. Solo questa è la mia scelta. Voi avete subito la vostra nascita, ma io ho scelto il mio popolo e ho baciato le mie sorelle una a una, dando loro un nuovo nome. Cara onda radio, ti sembrerà troppo selenne e finto il mio linguaggio. Voi avete scambiato la semplicità con la piccolezza, la modestia con il vuoto, la sintesi con la banalità. Voi avete preso la mia lucidità e ci avete dato il falso nome di tristezza. La sentite dunque, questa esplosione di fiori dalle nostre narici, questa pioggia che non cade ma si lancia in aria, sollevando le nostre gonne?. Avete tentato di vendermi menzogna, lo avete fatto con la tenerezza di chi tenta la fuga disperata. Avete avuto paura di noi bambine di russia, del nostro essere infallibili. Ci avete messo i vestiti da cenerentola, per poi accorgervi dei brillanti incastrati nelle nostre scope di paglia. Il sottile piacere di sentirci strisciare, per poi sentirvi morti e svuotati, senza di noi. Bambine di russia da rincorrere e portare in cielo, pretenziose. Abbiamo imparato da rudolf hertz a generare onde e maree, e a distinguere la verità dal resto. Al posto del vostro petto vedo uno specchio, e proprio da lì, vedo passare la verità. Non si può mai mentire a una bambina di russia, ora lo sapete.

Cara onda radio, ho tutto questo rosa di plastica e fili sul tappeto di bisanzio. Le altre bambine di russia aspettano i canti dolci per la notte.

Tu metti una musica dal sapore di pietre trasparenti.
Dopo le tempeste e le burrasche dei boiari, vedono bocche di gatto che si aprono in sorrisi. Il loro romanov non giunge mai a cavallo, sempre a piedi.Ma giunge.

Siamo pur sempre regine (dalle mille teste).

20 marzo 2010

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